Vernerdi 6 febbraio 2026 ore 17:30
inaugurazione della mostra Ghiaccio a cura di Carina Leal, in collaborazione con la Galleria Febo & Dafne di Torino.
La mostra che presenta opere degli artisti Angela Pietribiasi, Francesco Di Lernia, Paola Gandini e Sofia Fresia ha l’obiettivo di sensibilizzare i visitatori sui temi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.
I ghiacciai si stanno sciogliendo rapidamente: dal 1850 il volume dei ghiacciai alpini è diminuito di circa il 60%. Gli studiosi hanno osservato che le Alpi vicine a noi, insieme ai Pirenei, si stanno riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media globale. Questo ha causato una riduzione dei ghiacciai del 39% in soli 23 anni. L’unico modo per conservarli è fermare il riscaldamento globale. Per questo motivo il 2025 è stato dichiarato Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, un’iniziativa delle Nazioni Unite volta a sottolineare l’importanza dei ghiacciai e le gravi conseguenze del loro rapido scioglimento.
La mostra Ghiaccio vuole aumentare la consapevolezza sull’impatto delle attività umane sull’ambiente e invitare a scelte personali e stili di vita più sostenibili, capaci di ridurre i cambiamenti climatici e l’attuale emergenza ambientale. La mostra riunisce le opere di quattro artisti, che offrono quattro punti di vista diversi su un tema che riguarda tutti.
Angela Pietribiasi propone una visione intima e personale della crisi ambientale, attraverso immagini che trasmettono un senso di attesa e di tempo sospeso. I progetti Deriva dell’Antropocene e Anni Luce uniscono fotografie, testi poetici e installazioni per riflettere sulla condizione dell’uomo contemporaneo: molto connesso e informato, ma spesso solo e fragile. La perdita di specie e di territori naturali, insieme alla consapevolezza del cambiamento climatico, genera un profondo disagio chiamato solastalgia. In questo scenario, lo scioglimento dei ghiacciai e l’erosione del territorio diventano simboli di solitudine e precarietà condivise.
Nelle opere pittoriche di Francesco Di Lernia, i paesaggi appaiono come palcoscenici naturali in cui i ghiacciai sono presenti senza stupire i personaggi, come se l’assurdo fosse diventato normale. Il suo lavoro racconta un viaggio in cui l’uomo cerca di ritrovare se stesso. Questi ambienti mantengono anche un aspetto giocoso, fondamentale per la sopravvivenza. In alcune opere compare una luce verde, simbolo della ricerca di una dimensione spirituale e di tutto ciò che va oltre il materiale: l’arte, la fede, l’irrazionale e ciò che non può essere misurato.
Paola Gandini, nella serie Dee Dimenticate, rappresenta volti giovani e frammenti di corpi femminili che emergono come antiche presenze dal ghiaccio che si scioglie. Le sue sculture esprimono fragilità e trasformazione, unendo la fluidità dell’acqua alla durezza della roccia. Le forme ci ricordano che tutto è temporaneo e che la bellezza è fragile e va protetta prima di scomparire. Queste piccole dee, come corpi che riaffiorano dal ghiaccio, sembrano portare con sé memorie e spiritualità perdute.
Sofia Fresia riflette sulla velocità della vita moderna, che spesso impedisce alle persone di fermarsi a pensare, soprattutto ai problemi ambientali che sembrano lontani. Attraverso dipinti dal tono ironico e surrealista, conduce lo spettatore tra paesaggi alpini che in alcuni casi non esistono più. Le sue opere mettono in evidenza minacce come l’innalzamento dei mari, le inondazioni, la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici, problemi di cui ci si renderà conto pienamente solo quando sarà ormai troppo tardi.
Questa mostra è un invito a camminare tra queste opere come tra i crepacci di un ghiacciaio alpino: con rispetto, meraviglia e una nuova consapevolezza. Non siamo spettatori esterni, ma parte integrante di questo organismo vivente che lotta per la propria sopravvivenza.
Attraverso il linguaggio dell’arte, riscopriamo la vulnerabilità di ciò che credevamo eterno e la bellezza di un equilibrio che oggi danza sull’orlo dell’abisso, scoprendo così che la fine di un ghiacciaio non è solo una perdita su una cartina geografica, ma lo sbiadire di un colore dalla tavolozza della nostra esistenza.
Con il patricinio del Comune di Pino Torinese
Ingresso libero
Per informazioni e visite 3357423428





